In coincidenza con l’evento Brescia Photo Festival 2018, dedicato quest’anno al tema “Collections”, prende avvio l’attività in rete del sito web www.fotocollezione.it, dedicato agli appassionati di studio e raccolta dei materiali fotografici. Il progetto è quello di sviluppare un luogo virtuale di valorizzazione e documentazione con la possibilità di effettuare ricerche e confronti promuovendo permanentemente la cultura fotografica. L’attenzione è rivolta alla concreta testimonianza offerta dagli oggetti fotografici storici e non alle semplici “figure” che le immagini rappresentano.


Cosa è una collezione?

L’enciclopedia Treccani recita alla voce “collezióne”…
Raccolta ordinata di oggetti della stessa specie, che abbiano valore o per loro pregio intrinseco o per loro interesse storico o artistico o scientifico o semplicemente per curiosità o piacere personale: fare c. di francobolli, di monete, di medaglie; una c. di quadri, di statue, di cammei; c. di vasi, di porcellane, di pipe; c. di libri, di manoscritti, d’autografi…

Pertanto il termine presume un preciso intento individuale unificante da parte del collezionista, che non è il semplice depositario di un insieme omogeneo. Un orologiaio non è automaticamente un collezionista di orologi, così come un tabaccaio non sempre è un collezionista di francobolli.

Chiunque può trovarsi, per vari ordini di motivi, a possedere un fondo fotografico, una cantina colma di bottiglie, un cassetto traboccante di bottoni. Un insieme omogeneo di oggetti può costituire un fondo, ma una collezione è cosa diversa.

Con il trascorrere del tempo mi ritrovo ora garage e cantine con una ventina di biciclette, di cui sono riluttante a disfarmi per motivi affettivi: ciò non fa di me un collezionista di biciclette.


Come inizia una passione

A otto anni mi sono innamorato di un’invenzione magica che non finisce mai di stupire e rinnovarsi: la fotografia. Fu una sera che mio padre tirò fuori da una busta le strisce colorate dei fotogrammi di Ferraniacolor invertibile che avrebbe montato nei telaietti per proiettare i ricordi delle vacanze.
La consapevolezza e la costruzione della memoria, nel quadro della storia familiare, di chi ero io, mio fratello, i miei genitori, i nonni mai conosciuti e persino i trisnonni, erano cresciute attraverso la lettura degli istanti che le fotografie avevano sottratto per sempre allo scorrere del tempo.
Le figurine brillanti e colorate non erano altro che le impronte di luce di ciò che avevamo veduto e vissuto al mare. Le diapositive avevano intrappolato per sempre in forme e tinte vivaci i momenti di gioia e le visioni delle nostre vacanze. Non erano semplici ricordi: erano presenze.

Così ho cominciato a fare fotografie con una Eura Ferrania in plastica ottenuta raccogliendo i punti dei formaggini “Invernizzi Milione alla panna”. Da allora non ho mai smesso. Anzi, ho finito con l’appassionarmi alle fotografie fatte da altri, non importa se conoscenti o perfetti sconosciuti, purché raccontassero storie, testimoniassero azioni e presenze, mostrassero una specifica natura fisica data dal processo con cui erano state prodotte.

Sono diventato collezionista di atmosfere e di sguardi cristallizzati in forma di stabile oggetto fisico fotografico. Pertanto non mi occupo di figure, ma di cose da tenere in mano, cioé di fotografie concrete che restano “accese” e vive anche quando non si osservano e vengono riposte in una scatola, in un cassetto o incollate su un album: opere permanenti e non evanescenti emissioni di un display digitale.

Non mi limito a raccogliere e custodire frammenti di storie come fa un naufrago che raduna frammenti di relitti per restare lui stesso a galla. Raccolgo per studiare e capire, per raccontare a mia volta storie.


Chiesa-Gosio Collection, Brescia

Nel corso di decenni ho costruito, coordinandomi con l’amico Paolo Gosio, una collezione di fotografie storiche dedicata prevalentemente allo studio ed alla ricerca dei processi fotografici originari.

Credo di poter affermare che, in questo particolare settore, la Collezione Chiesa-Gosio costituisca una delle raccolte più prestigiose al mondo.  Pertanto, dopo decenni di attività, studio, esposizioni, pubblicazioni e confronto con altri grandi collezionisti italiani ed internazionali, mi è sorto il desiderio di proporre qualche personale riflessione sul collezionismo storico fotografico.

Quando iniziai a preparare la mia tesi sulla storia e la funzione degli album fotografici di famiglia, decisi di possedere almeno un esemplare per ciascuno dei processi fotografici storici che allora conoscevo. Credo di avere acquistato il primo dagherrotipo da un rigattiere, a Firenze, nel 1975. A partire da allora, lo sviluppo della competenza mi ha portato ad apprezzare l’inesauribile varietà di soluzioni presente nelle tecniche fotografiche storiche e continuo a scoprire nuovi sorprendenti metodi che anche solo singoli fotografi adottarono per rendere unica e riconoscibile la propria produzione. In sostanza curo e studio i metodi ed i brevetti, con le loro innumerevoli varianti, piuttosto che un particolare genere di soggetti.

Riservo la massima attenzione e curiosità ai processi fotografici originari a positivo unico, cioè alle fotografie che non prevedono la stampa di multipli e che risultano sostanzialmente impossibili da riprodurre perché la loro semplice fotografia, intendo la fotografia dell’originale, non può fornire che una pallida idea di ciò che in effetti sono materialmente. Buona parte dei pezzi della collezione sono visibili in riproduzione digitale nella galleria immagini del sito web www.gri.it dedicato alla  cultura storica fotografica.

Ogni esemplare della collezione Chiesa-Gosio, Brescia, ha la sua storia in quanto scovato e/o acquisito in un modo particolare, con caratteristiche formali spesso singolari. Tuttavia c’è sempre qualcosa per cui entusiasmarsi o da desiderare, per cui potrei dire che il pezzo preferito è molto spesso l’ultimo arrivato, a prescindere dalla cifra sborsata. Ogni volta è una tessera che si aggiunge ad un mosaico di ricerca ed approfondimento e l’ultima tessera aggiunta è sempre quella che regala un momento di esultanza, come nella composizione di un puzzle che non termina mai e che si estende costantemente.


Collezionare fotografie

Personalmente mi ritengo, più che un collezionista, un custode temporaneo. Non raccolgo per possedere, ma per capire e per salvare memorie. Il mio lavoro è per chi verrà dopo di noi. Credo che tutto ciò che facciamo per noi stessi serva a ben poco se non a nulla: ciò che conta e che è destinato a restare, è quello che facciamo per gli altri. Non si tratta di generosa abnegazione, ma della forma più elevata e perfetta di egoismo: tutto sommato il mio obiettivo è raggiungere una forma di immortalità, scusate se è poco ;-)  :-). Dunque il nocciolo profondo del mio ‘collezionare’ fotografia è appropriarmi di conoscenze e di ‘tempo’. Le fotografie stesse sono cristalli di istanti sospesi. Tenerle in mano significa esercitare una forma di controllo sullo scorrere del tempo e persino dello spazio: io c’ero, ero là, ho visto con i tuoi occhi quell’attimo. Ora tutto ciò è nella mia mano e davanti ai miei occhi. Così, sguardi antichi attraversano il tempo e ‘ci guardano’ dalle profondità degli anni. Capisco che esistano collezionisti che perdono o cambiano interesse, che vendono, smembrano, rinunciano oppure donano. Segni e documenti, intesi come oggetti concreti, restano e vengono tramandati, a meno che non vadano deliberatamente distrutti. Cambiano semplicemente organizzazione e possesso. Se invece le collezioni vengono mantenute integre, divenendo patrimonio culturale di un ambiente sociale e di una comunità e territorio, continuano a parlare di chi le ha create. Considero dunque che, alla fine, il collezionista si spegne, ma la collezione o almeno i singoli pezzi che la compongono sono destinati a sopravvivergli.


Convegno nazionale sul collezionismo storico fotografico

Questa primavera, il 24.4.2018 è venuto improvvisamente a mancare un amico di grandi qualità umane e di vastissima cultura. Credo sia stato finora il maggior esperto e collezionista di fotografia storica risorgimentale. Tra gli amici collezionisti è spontaneamente nata l’idea di dedicargli un convegno nazionale, da tenersi a Lodi, dedicato alla passione che condividiamo:

  • un convegno in cui siano finalmente i collezionisti ad esprimersi, formulando considerazioni, domande e proposte.
  • un convegno che finalmente dia voce e visibilità a coloro che ritengo a pieno diritto operatori di cultura e di memoria.
  • un convegno che riconosca valore ai collezionisti che hanno investito in amore, impegno, tempo e denaro, per creare fondi fotografici storici in grado di competere in dignità, consistenza e pregio con le più famose raccolte custodite presso le maggiori istituzioni nazionali ed internazionali.

Dunque è giunto forse il momento di considerare insieme alcune fondamentali questioni.
Come, perché e per chi si collezionano fotografie storiche, quali sono gli usi e le funzioni sociali e culturali di questo genere di collezionismo? Che genere di progetto esiste a monte? Quali sono le finalità? Cosa si aspetta un collezionista? Cosa desidera per il futuro della propria collezione? Che venga acquisita da un ente pubblico? Donata? Venduta in blocco o smembrata? Che resti una collezione privata di famiglia? I collezionisti si rendono conto che le fotografie sopravviveranno al loro personale impegno?

Tutti noi collezionisti siamo custodi di ricchezze culturali su cui manteniamo un soddisfacente livello di controllo che resta, purtroppo per noi, temporaneo.
Una riflessione collettiva svolta tra i collezionisti di fotografie storiche consentirebbe di formulare qualche ipotesi di risposta a queste domande.

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